venerdì 26 giugno 2015

italia serbia presentazione Ing. Zoran Stojkovic





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Scambio senza limiti- Risorse umane- Posizione geografica favorevole- Bassi costi operativi- Incentivi finanziari

Per alcune aziende, la Serbia funge da centro manifatturiero che consente esportazioni esenti da dazi verso un mercato di quasi 1 miliardo di persone. Altre imprese sono invece state attratte in Serbia da una forza lavoro altamente qualificata e con un’elevata conoscenza della lingua inglese, oltre che da un ambiente generoso per quanto riguarda tasse ed incentitivi.

 Indipendentemente dal motivo del loro interesse iniziale, le aziende che decidono di allocare le risorse in Serbia o condurvi degli scambi, trovano un paese affidabile e dinamico e che offre opportunità maggiori rispetto a quanto può essere inizialmente percepito. 

Se guardiamo alle aziende che hanno investito in Serbia in base alla nazionalità, è chiaro che i Paesi dell’Unione Europea dominano gli investimenti e che anche le aziende americane e russe hanno mostrato un forte interesse per il Paese. 

Le aziende statunitensi sono attive nel settore manifatturiero da oltre un decennio, ma hanno recentemente dimostrato un forte interesse anche per il settore dei servizi, con l’acquisizione del provider internet e televisivo regionale SBB/Telemach da parte del fondo KKR e con il centro NCR di Belgrado. 

Gli investimenti russi sono dominati dal settore del petrolio e del gas (Gazprom e Lukoil), mentre l’investimento di 1,6 miliardi di euro da parte di Telenor mette la Norvegia in alto nella lista di valori degli IDE (Investimenti Diretti all’Estero). 

ll contributo del Belgio agli IDE totali è stato limitato fino alla conclusione di un affare da 1 miliardo di euro per l’acquisizione di Maxi, un rivenditore alimentare locale. Le banche greche sono state tra le prime ad entrare nel mercato serbo con svariate privatizzazioni ed acquisizioni in questo settore tra il 2001 e il 2006. 

La Germania e l’Italia sono i principali partner commerciali della Serbia, alla pari in termini di esportazioni serbe e fra i primi Paesi in termini di IDE in Serbia, anche se i recenti progetti nel settore automobilistico della FIAT e di altre aziende provenienti dall’Italia, hanno assicurato a quest’ultima il primo posto in termini di valore degli investimenti. 

L’Austria è al secondo posto per quanto riguarda gli IDE, in primo luogo per la vicinanza delle due economie e poi per la forte motivazione delle aziende austriache a guadagnare fette di mercato nell’Europa dell’Est. 

La Slovenia, il primo paese della ex Yugoslavia a far parte dell’UE, svolge un ruolo importante nel portafoglio di investimenti diretti esteri; i forti legami fra le due economie si vedono anche attraverso gli investimenti all’estero serbi con un paio di importanti progetti.
Il numero di progetti di investimento registrati mostra tuttavia un’immagine leggermente diversa: mentre la Norvegia, il Belgio e la Russia non sono più fra i primi 10 Paesi ad investire in Serbia, gli Stati Uniti rimangono ancora nell’elenco. 

Le aziende francesi hanno una rappresentanza molto forte, dovuta prevalentemente al gran numero di investimenti nel settore automobilistico. 

La Germania, l’Italia, l’Austria e la Slovenia sono estremamente importanti in termini di numero di progetti e valore degli investimenti. 

Traspare l’importanza della vicinanza e la conoscenza dei mercati locali e regionali della Croazia, la quale gioca un ruolo importante in termini di numero complessivo di progetti. 

Gli investitori israeliani sono fortemente coinvolti nel settore immobiliare e agricolo e sono molto vicini dall’entrare fra i primi dieci Paesi in termini di valore degli IDE.

SCAMBIO SENZA LIMITI
Grazie agli accordi di libero scambio con i seguenti Paesi, la Serbia è il luogo ideale per aprire il centro manufatturiero o distributivo per servire i mercati della Federazione Russa, dell’Europa sud-orientale, dei Paesi dell’UE e dell’AELS, di Stati Uniti, Bielorussia e Turchia. Oltre alla Comunità degli Stati Indipendenti, la Serbia è l’unico paese che gode di un accordo di libero scambio con la Russia.

UE
Esistono solo i limiti alle esportazioni di vitello, zucchero e vino, e queste sono limitate da quote annuali. Le importazioni dall’UE sono esenti dai dazi doganali per la maggior parte dei prodotti

CEFTA
Oltre allo scambio esente dei dazi doganali tra i Paesi membri, l’accordo stabilisce l’accumulo di origine dei prodotti, il che significa che i prodotti esportati dalla Serbia sono considerati di origine serba se i materiali integrati provengono da altri Paesi CEFTA, Unione europea, Islanda, Norvegia, Svizzera (compreso il Liechtenstein) o Turchia, purché tali prodotti abbiano subito una trasformazione sufficiente, i.e. se almeno il 51% del valore aggiunto del prodotto provenga dalla Serbia (se il valore aggiunto è superiore al valore dei materiali utilizzati in Serbia).

EFTA
I prodotti industriali esportati dalla Serbia negli Stati membri dell’EFTA (Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) sono esenti dal pagamento dei dazi doganali, ad eccezione di un numero molto limitato di beni, compresi i pesci e altri prodotti ittici. I dazi doganali per le importazioni di prodotti industriali originari degli Stati membri dell’EFTA saranno gradualmente aboliti entro il 2014. Il commercio di prodotti agricoli è disciplinato da accordi specifici, stipulati con ogni Paese membro dell’AELS, che riconoscono delle concessioni reciproche per categorie specifiche di prodotti.
Federazione Russa

L’accordo stabilisce che i beni prodotti in Serbia, cioé quelli che hanno almeno il 51% del valore aggiunto della Serbia, sono considerati di origine serba ed esportati in Russia esenti da dazi doganali. 

L’elenco dei prodotti esclusi dall’accordo di libero scambio è soggetto a revisione annuale. A partire dal marzo 2012, l’elenco dei prodotti esclusi include: pollame e rifiuti commestibili, alcuni tipi di formaggi, zucchero, spumante, etil-alcool, tabacco, filati di cotone, tessuti, alcuni tipi di compressori, trattori e autovetture nuove e usate. Inoltre, esiste l’elenco dei prodotti provenienti dalla Russia che sono esclusi dall’accordo.

Bielorussia
Ci sono solo poche eccezioni all’accordo tra la Bielorussia e la Serbia che riguardano zucchero, alcool, sigarette, auto usate, autobus, e pneumatici.
Turchia

Le aziende possono esportare dalla Serbia in Turchia senza pagare i dazi doganali. Le importazioni di prodotti industriali provenienti dalla Turchia sono generalmente esenti dai dazi doganali; tuttavia i dazi saranno progressivamente eliminati per un gran numero di prodotti nel corso del periodo di sei anni, fino al 2015. 

I dazi doganali restano invece in vigore per i prodotti agricoli.

Kazakistan
L’accordo è in vigore dal 2011. La lista di prodotti che non rientrano nell’accordo di libero scambio include carne, formaggio, vino. Veicoli a motore ed diversi altri gruppi di podotti.

RISORSE UMANE

Per decenni, la Serbia ha intrattenuto intense relazioni con le principali economie occidentali.

Ai primi posti dell’elenco delle grandi aziende con cui ha mantenuto legami solidi ci sono nomi quali Siemens, Alcatel-Lucent, General Motors, Fiat, Ikea. Durante gli anni di collaborazione, i lavoratori serbi hanno ricevuto un ‘know-how’ specifico ed hanno adottato delle tecnologie avanzate ed un rigoroso standard del controllo qualità. Avendo una vasta esperienza nella produzione e nella gestione, il personale locale richiede solo un minimo di formazione per adottare tecnologie e processi di assemblaggio di ultima generazione. 

Le università e le facoltà serbe formano all’incirca 47.500 laureati ogni anno, un terzo dei quali proviene dalle università di business and administration ed un altro terzo da quelle tecniche. 

Le istituzioni migliori in questo campo, come la Scuola di Ingegneria Elettrica o la Scuola di Ingegneria Meccanica di Belgrado e l’Università Tecnica di Novi Sad, sono riconosciute a livello internazionale per la loro competenza. La formazione tecnica di alta qualità è per la maggior parte basata sulle scuole elementari e superiori, le quali offrono un curriculum più avanzato nel campo delle scienze tecniche rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Europa centro-orientale. In Serbia la formazione nel management è offerta tramite lauree congiunte e corsi post laurea organizzati dalle università locali e dalle rinomate business school occidentali, come la francese HEC, e le scuole inglesi – Sheffield University e Heriot-Watt University. 

Esiste inoltre un numero crescente di scuole internazionali elementari e medie che offrono programmi in inglese, tedesco, francese e russo e tengono esami riconosciuti a livello internazionale.
L’assunzione di neolaureati e laureandi è semplice se consideriamo l’elevato tasso di disoccupazione, in particolare per quanto riguarda i giovani sotto i 30 anni (quasi il 50%), molti dei quali desiderano lavorare per imprese internazionali. 

I lavoratori serbi hanno una forte etica del lavoro e la demografia è un fattore favorevole per le imprese straniere: un patrimonio di persone ambiziose e formate accoppiato ad un alto tasso di disoccupazione mantiene le aspettative dei salari a livelli competitivi. Il tasso di disoccupazione è pari al 22%, mentre la percentuale di coloro che con un diploma o una laurea sono alla ricerca di un lavoro si attesta al 15%.

Il numero di ingegneri e manager è sufficiente a soddisfare la domanda crescente delle aziende internazionali in Serbia. Il lavoro autonomo sta crescendo del 70% all’anno nel Paese, in particolare per quanto riguarda le industrie creative, di sviluppo software, ecc.
Le nuove norme sul lavoro (la Legge sul lavoro è entrata in vigore a luglio) sono state varate a favore dei datori di lavoro, ed incentivano le assunzioni e la flessibilità. 

I dipendenti hanno diritto ad un maggior compenso per il lavoro notturno e gli straordinari (26%), ma non per i normali turni di lavoro. 

Un contratto a tempo determinato può durare adesso fino a due anni, mentre le indennità di buonuscita sono pagate solamente in riferimento al periodo di lavoro intercorso con l’attuale datore di lavoro. 

La settimana lavorativa standard per un lavoro a tempo pieno consta di 40 ore lavorative, ma non può scendere sotto le 36 ore. In generale, una settimana lavorativa è costituita da 5 giorni ma, nel caso ci sia bisogno di fare altri turni o degli straordinari, un datore di lavoro ha il diritto di specificare i giorni e le ore esatte di lavoro, a seconda delle necessità del processo produttivo. 

Inoltre, se un processo produttivo lo permette, esiste la possibilità di orari di lavoro flessibili; ovvero di un orario flessibile di inizio ma di durata prestabilita. In un anno, un dipendente ha diritto ad almeno 20 giorni lavorativi di ferie pagate, come stabilito dalla legge o dal contratto d’impiego. Questo diritto è acquisito dopo un solo mese di lavoro continuativo con il datore di lavoro attuale. 

Il lavoro dopo le 10 di sera è considerato lavoro notturno.

Gli stipendi medi in Serbia sono sufficientemente bassi da assicurare operazioni con costi efficaci: nonostante siano leggermente superiori rispetto ai Paesi limitrofi come la Bulgaria, i costi totali per i datori di lavoro sono solo il 60% del livello dei costi nei Paesi CEE. 
I contributi per la previdenza sociale e le tasse sugli stipendi arrivano all’incirca al 62% della retribuzione netta, ma il carico fiscale per i datori di lavoro può essere in gran parte ridotto attraverso una varietà di incentivi economici e fiscali per le nuove assunzioni. 

Come evidenziato dal Vienna Institute, lo stipendio medio lordo senza i contributi aziendali nei vari settori dell’economia era di circa 540 euro nei primi otto mesi del 2014; anche se in realtà il costo del lavoro varia a seconda dei singoli settori, delle città e dei livelli d’istruzione. 

La proporzione fra i salari medi può arrivare ad essere di 5 a 1, a seconda del settore economico; mentre la variazione di salario per lo stesso lavoro in diverse regioni può essere considerevole. 

I livelli complessivi di salario equivalenti in euro sono piuttosto stabili e variano solo di un paio di punti percentuali all’anno. 

Lo stipendio minimo deve essere quello regolamentare determinato dal mutuo consenso tra il governo serbo, i sindacati e l’associazione dei datori di lavoro. Esso è poco più alto di un euro l’ora, vale a dire attorno ai 240 euro al mese.

POSIZIONE GEOGRAFICA FAVOREVOLE

La Serbia collega l’Oriente e l’Occidente. La sua preziosa posizione nel cuore del sud-est Europa la rende un luogo eccezionale per gli investimenti

Grazie alla sua posizione di confine geografico tra l’Oriente e l’Occidente, si è spesso fatto riferimento alla Serbia come alla porta d’Europa. I due importanti corridoi europei, il numero VII – corrispondente al percorso del Danubio – e il numero X – l’autostrada e la linea ferroviaria internazionali – si incrociano in territorio serbo per garantire ottimi collegamenti tra l’Europa occidentale e il Medio Oriente. 

La Serbia è quindi un luogo ideale per un’azienda che desidera operare in loco e che vuole raggiungere in modo più efficiente i suoi clienti nell’UE, nei paesi SEE o in Medio Oriente. Confinando con l’UE, la Serbia offre anche la possibilità di godere di tutti i vantaggi tipici di coloro che operano al di fuori dell’UE, essendo in grado di fornire servizi e trasportare merci in tempi previsti e flessibili.
Il modo più efficace per raggiungere la Serbia è in aereo, utilizzando uno dei due aeroporti internazionali – l’aeroporto di Belgrado e l’aeroporto di Niš. La facilità di viaggiare da Belgrado a quasi ogni destinazione del mondo, direttamente o con scalo, è offerta da quasi tutte le compagnie aeree più grandi del mondo.

L’orario dei voli per i fulcri di trasporto più importanti come Francoforte, Roma, Mosca comprende più di quattro voli al giorno. Una volta a Belgrado, l’aeroporto Nikola Tesla si trova a soli 18 km di distanza dal centro e, prendendo l’autostrada, non ci vogliono più di 20 minuti per raggiungere il cuore della città. La rete stradale collega l’aeroporto con le strade principali internazionali E-75 e E-70 che sono una connessione importante tra la capitale della Serbia e Zagabria, Niš, Novi Sad, Subotica, ed altre città della Serbia e della regione. Il traffico aereo a Niš è meno frequente ma fornisce un buon collegamento internazionale alla città.

BASSI COSTI OPERATIVI

Per evitare i carichi fiscali non necessari, la Serbia ha raddoppiato il numero di trattati sulla tassazione raggiungendo quota 55 Paesi nel settembre 2014
Il regime fiscale in Serbia è altamente favorevole per fare affari. 

Oltre ad avere uno dei tassi più bassi di imposta sui redditi d’impresa in Europa, gli investitori possono beneficiare di incentivi fiscali che creano delle condizioni ottimali per l’avvio di un’impresa. 

Le aziende sono esentate dal pagamento dell’imposta sul reddito d’impresa per un periodo di dieci anni a partire dal primo anno in cui registrino un profitto tassabile da investire in cespiti per una cifra che superi i 1.000 milioni di dinari (attorno agli 8,5 milioni di euro), ed assumano almeno 100 ulteriori dipendenti a tempo pieno durante il periodo dell’investimento.
La perdita fiscale indicata nella dichiarazione dei redditi può essere portata avanti e compensata coi profitti futuri per un periodo di cinque anni. 

Inoltre, se una compagnia ha già pagato altrove la tassa sui profitti, ha diritto ad una detrazione fiscale in Serbia che non superi però la cifra già pagata e viceversa. La ritenuta d’acconto è calcolata e pagata con un’aliquota del 20% sulle varie forme di reddito (dividendi, partecipazioni agli utili, royalties, interessi, plusvalenze, canoni di locazione di beni immobili e altri beni). 

Un ulteriore incentivo alle aziende è offerto da molti comuni che in Serbia danno la possibilità agli investitori di operare all’interno di zone industriali predefinite. Attualmente nel Paese sono attive 13 zone franche. 

Esitono poi degli incentivi che il governo serbo offre a chi investe in progetti sia greenfield che brownfield nel settore manifatturiero, nei servizi legati all’export e nei progetti strategici per il turismo. L’ammontare dei fondi che può essere assegnato a grandi imprese può arrivare a coprire fino al 50% del costo di investimento, mentre per le altre aziende può raggiungere il 20%.

SETTORI DOVE INVESTIRE

Il settore finanziario, primo settore in termini di valore degli IDE, non costituisce l’unica interessante possibilità di investimento in Serbia. Per quanto riguarda il numero di progetti, il comparto che guida la classifica degli IDE è infatti quello dell’automotive (8% degli IDE totali dal 2000), con il progetto Fiat che ha attratto in Serbia numerose aziende, contribuendo a creare un indotto consistente. Bisogna poi considerare il settore agroalimentare che si trova anch’esso ai primi posti della classifica degli IDE, sia in termini di valore che per quanto riguarda il numero di progetti; si tratta di un settore che, nella prima metà del 2014, ha fatto registrare 1,232 milioni di euro di esportazioni di prodotti agricoli. 

Con 230 milioni di euro di esportazioni di servizi software nel 2013, ovvero un incremento del 30% rispetto all’anno precedente e del 165% rispetto al 2008, il settore delle ICT sta poi diventando uno dei pilastri dell’economia serba assieme a quello dell’industria elettronica, come dimostra la prossima apertura di diversi parchi che mettono insieme i due comparti. Quest’ultimo settore, in particolare, è stato indicato dal governo serbo come uno fra i prioritari nella Strategia di Sviluppo Nazionale, ed in quanto tale offre agli investitori la possibilità di ricevere convenienti pacchetti di incentivi all’investimento. 

In crescita sono inoltre i centri di Business Process Outsourcing (BPO), sviluppatisi anche grazie alla diffusa conoscenza nel Paese delle lingue straniere in generale e dell’inglese in particolare. 

Per quanto riguarda poi il mercato immobiliare, si sta attualmente assistendo all’arrivo di un numero crescente di compagnie internazionali sul mercato e la domanda di nuovi uffici sta crescendo. 

Altri settori da tenere in considerazione sono poi quello tessile (dove operano più di 1500 aziende che danno lavoro a 30000 persone) e quello del legno e dell’industria del mobile, il quale offre ampie possibilità di esportazione a partire da un territorio -la Serbia- ricoperto quasi per il 30% da foreste.

INIZIARE L’ATTIVITA’
Per iniziare un’attività in Serbia, di solito gli investitori internazionali scelgono di creare una Società a Responsabilità Limitata, per la quale il minimo del capitale richiesto è di un euro. 

Altre forme di costituzione normalmente adottate vanno dalla Società per Azioni alle Società in Accomandita semplici o in nome collettivo. Per una Srl il minimo del capitale richiesto è di 25.000 euro. 

Una società può anche aprire un ufficio di rappresentanza in Serbia senza necessariamente possedere lo status di persona giuridica; la stessa società può anche avere uno o più rami in Serbia.

venerdì 26 settembre 2014

Come pagare meno tasse in Italia investendo in Serbia

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Imposta patrimoniale tassa patrimoniale e prelievo forzoso come puoi difenderti?

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